Qui si spiega perché qualcuno inizia a dare i numeri sugli Ogm
Perché il dibattito sugli organismi geneticamente modificati rischia di cadere vittima di toni e semplificazioni che non aiutano nessuno a discernere tra i tanti meriti (e alcuni eccessi) degli Ogm stessi di Roberto Defez
10 AGO 20

Numeri fuorvianti a parte, come mai l’India ha deciso di coltivare il cotone Bt? Semplice. Prima della sua introduzione, il paese era il terzo maggior produttore di cotone al mondo dopo Cina e Stati Uniti, ma la Cina era al sesto posto come redditività per ettaro e gli Stati Uniti al quattordicesimo, mentre Nuova Delhi occupava solo il settantesimo posto nella classifica mondiale. Tanti ettari coltivati a cotone, ma poco raccolto. Inoltre il 45 per cento di tutti i pesticidi usati in India veniva usato sul cotone. La redditività indiana per il cotone tra il 1990 e il 2003 era stabile attorno ai 300 kg per ettaro; oggi che quasi metà del cotone indiano è da Ogm, la resa è salita a 600 kg per ettaro e contemporaneamente è sceso sensibilmente l’uso di pesticidi. Il vantaggio commerciale, per l’agricoltore, è di circa 250 dollari ogni ettaro.
La Shiva parla inoltre di un “gene suicida”, contenuto in tutti gli Ogm, che li renderebbe sterili, obbligando così i contadini a rivolgersi ogni anno alle multinazionali. In realtà tutti gli Ogm venduti nel mondo sono “fertili”. Tanto è vero che i contadini indiani li hanno riprodotti ed esportati illegalmente in Pakistan, dove il cotone Bt è bandito. Certo le ditte sementiere fanno semi più omogenei, che germinano quasi tutti, sono più produttivi, e costano anche di più. Ma per ora ai pachistani sembrerebbero bastare i semi “piratati”. Quel che invece è certo è che in Italia, ancora una volta, il dibattito sugli organismi geneticamente modificati rischia di cadere vittima di toni e semplificazioni che non aiutano nessuno a discernere tra i tanti meriti (e alcuni eccessi) degli Ogm stessi.
di Roberto Defez